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mercoledì 14 gennaio 2015

Partire per l'estero: piccoli consigli pratici

Ciao, questo post è per te che stai pensando di andare a cercar fortuna all'estero. Sì, proprio tu che hai sentito parlare di questa fantomatica “gente che emigra” e ti sei fatto delle idee a riguardo, ci vorresti provare ma sei dubbioso, hai un po' di paura, non sai bene cosa decidere. Ci rimugini su, guardi qualcosa su Internet, cerchi pareri. Mi sembra di vederti, al di là dello schermo: hai tra i venti e i quarant'anni anni, sei probabilmente laureato, ti ingegni per sbarcare il lunario e non hai un lavoro che ti permette di essere indipendente. L'Italia non è che offra troppo in questo periodo, anche la situazione globale è quella che è, la gente s'arrangia a campare e il futuro sembra piuttosto incerto. I tuoi, loro hanno vissuto in un periodo diverso, il periodo in cui ci si poteva permettere di pagare il mutuo e la pensione era più o meno sicura, le fabbriche assumevano, ci si comprava la macchina, ci si concedeva qualche lusso, non c'era l'euro, la maggior parte dei contratti di lavoro era a tempo indeterminato e un'attività individuale rappresentava un investimento abbastanza sicuro. Certo, hanno lavorato un sacco e hanno fatto tanti sacrifici, ma sudando hanno costruito qualcosa, qualcosa che oggi sembra così difficile, quasi impossibile per alcuni. E tu continui a sentire di questi che se ne vanno, pensi che siano pazzi o coraggiosi, qualcuno di loro lo conosci anche di persona e ogni tanto lo contatti, gli chiedi com'è e lui ti dice che è meglio. Te ne vuoi andare, anche solo per un periodo breve, anche solo per vedere di persona se è vero, se ce la puoi fare, ti vuoi mettere alla prova.



Sì, ma se poi fallisci? Che succede?

Ecco, ti voglio subito tranquillizzare su questo primo aspetto. Se fallisci non succede niente. Non stai andando in guerra, non stai partendo per un altro pianeta, non ti stai recando a esplorare territori non civilizzati. Il massimo che ti possa accadere è di non raggiungere l'obbiettivo che t'eri posto, e in quel caso torni a casa e stop. Avrai speso qualche soldo, ma quello devi metterlo in conto. Nessuno ti chiamerà “fallito”, e quelli che lo faranno non ne avranno titolo. Questa cosa, se la vuoi fare, riguarda solo te. E non ci sono dei punteggi da totalizzare, non c'è qualcuno a cui rendere conto. Se lo decidi te ne assumi tutte le responsabilità, e sei quindi l'unico che potrà tirare le somme alla fine. Ci siamo capiti? Bene, rilassati adesso, ché mi sembri una cazzo di matricola universitaria al primo esame della facoltà di medicina.





Tra Londra e Dublino, ragazzo mio, sono quasi due anni che vivo e lavoro all'estero. Non è sempre facile e non è sempre bello, è una vita totalmente diversa da quella che facevo in Italia ma mi permette di pagarmi l'affitto, comprarmi quello che mi serve, bere quanto voglio, fare qualche viaggio e sentirmi tutto sommato a posto con me stesso. Ho pure degli amici, conosco gente, faccio cose. Non ti dirò che vivo un sogno, perché non è vero. Faccio la vita normale di un ultratrentenne. Quella che non potevo permettermi di fare in Italia, perché con la mia laurea in lingue e letterature straniere mi ci sarei potuto pulire il deretano e non mi andava di lavorare tutta la vita nei call center per trecento euro al mese o svegliarmi sei mattine su sette alle due e mezza per scaricare cassette di frutta ai mercati generali, certi mestieri li ho fatti per un certo periodo e ho deciso che non volevo farli più. Santi in paradiso non ne ho, e se anche ne avessi avuti non avrei chiesto favori. Ho preso e me ne sono andato. Due volte. Ti spiego, senza pretendere di essere un maestro di vita, come puoi muoverti se vuoi provarci anche tu.



Primo: chiediti se ne vale la pena. Cosa lasci in Italia? Un lavoro decente? Una ragazza? Delle possibilità di carriera? Degli studi non completati? Se hai delle cose in ballo il mio consiglio è di risolverle, non vuoi partire con dei rimpianti che ti appesantiranno durante un periodo che si preannuncia già difficile. Non tutti sono costretti a partire, l'Italia è piena di gente che si riempie la bocca di frasi tipo “ormai non ci resta che emigrare”, “il governo fa schifo, devo andarmene da qua”, “basta, tra un anno io sto a Dublino/Berlino/Londra/Parigi/Madrid/Amsterdam ecc”. Sai una cosa? La maggior parte di loro non prenderà mai quell'aereo. Il parlare di andarsene è un'evasione mentale che si concedono ben sapendo di avere tutte e due le scarpe piantate in Italia, fanno castelli in aria come io potrei dire che prima o poi mi tromberò Eva Green. L'Italia offre anche delle possibilità a chi ha il curriculum giusto, non scartare a priori il tuo paese. Prendi in considerazione l'idea di partire solo se sei infognato qui senza una via d'uscita o se vuoi concederti un periodo di vita all'estero senza troppe pretese, oppure se sai che all'estero avrai concretamente più possibilità nel tuo campo lavorativo. Se hai meno di trent'anni fare il barista o il cameriere a Londra per dieci ore al giorno non ti ucciderà. Ma se ne hai di più forse è meglio che ti concentri su altre opzioni, ché a mio parere quella non è una vita adatta a chi si vuole costruire un futuro.



Secondo: non dar retta a nessuno. Nemmeno a me, non del tutto almeno. Sentirai e leggerai pareri assolutamente discordanti riguardo le esperienze all'estero. Ci saranno quelli che ti diranno che è un inferno e quelli che sono invece entusiasti, ci saranno perfino quelli che non si sono mai mossi dal bar sotto casa e che pretendono di sapere come vanno le cose per sentito dire o perché leggono qualcosa su Internet.

“Lascia perdere, il gioco non vale la candela.”

“Che fai ancora in Italia? Vieni qui, si vive da Dio!”

“Ma dove cazzo vuoi andare? Ma lo sai che anche lì c'è la crisi?”

“Qui sono diventato ricco!”

“Il mese prossimo torno. Non posso più pagare l'affitto.”

“Mi sono appena comprato la casa. In Italia non riuscivo neanche a pagare le bollette.”

“Il cognato di un mio cugino di sesto grado ci ha provato. È finito a dormire in un cartone per strada e a combattersi il cibo coi cani randagi.”

'Fanculo. Sul serio, amico, mandali a fare in culo. Non chiedere, non fidarti, vai dritto per la tua strada. Non è vero che all'estero tutti fanno i camerieri, non è vero che la crisi è uguale dappertutto, non è vero che si riesce a malapena a far quadrare le spese. Ogni persona avrà una storia diversa da raccontare, perché ci sono in gioco così tanti fattori e così tante variabili da rendere perfettamente inutile confrontare le esperienze. Lavora su te stesso, preparati, rifletti. Parti dal prenotare il biglietto aereo e l'ostello. Fallo almeno tre mesi prima, così li pagherai di meno e in più ti darai una scadenza e avrai il tempo di organizzarti, è il primo passo per andarsene sul serio. Se hai deciso, non rimandare. Un bel respiro, il sito di una compagnia low-cost e via, hai già iniziato.



Terzo: scegli bene la destinazione. Londra non è Dublino, Berlino non è Madrid e Praga non è Stoccolma. Scegli la città in base a quel che pensi che potrà offrirti, documentati sull'offerta di lavoro che c'è per stranieri, sul welfare, sulle attuali condizioni economiche, sul tasso di disoccupazione, sul costo della vita rapportato agli stipendi. In questo Google sarà un prezioso alleato, non andare allo sbaraglio. Spulcia i siti governativi e informati sui permessi che ti servono per lavorare, contatta le ambasciate, inizia a sondare il terreno rispondendo a qualche annuncio d'impiego.

Ti sei già rotto il cazzo, vero? E non sei nemmeno partito. Te lo voglio dire, fratello, sarà dura all'inizio. Quindi fai così: visualizza la scena iniziale di Full Metal Jacket, hai presente? Devi avere il sergente Hartmann che ti urla nella testa ventiquattrore su ventiquattro sette giorni su sette, devi ripeterti il suo monologo allo specchio, al cesso, prima di andare a dormire. Non c'è altro modo. Fidati, lui ti aiuterà.







Quarto: il budget. Duemila euro sono il minimo. Risparmiali, mettili da parte, ti serviranno per i primi tempi. Molto probabilmente il lavoro non sarà lì ad aspettarti quando arrivi e per un certo periodo sarai disoccupato, intanto dovrai comunque mangiare, spostarti, avere un tetto sopra la testa. I soldi vanno via con una velocità impressionante quando sei all'estero e cerchi ancora un impiego, devi essere sicuro di poter contare su un budget che ti permetta di poter restare almeno un paio di mesi. Parti solo quando hai abbastanza soldi. Puoi fare un progetto a lungo termine mentre sei ancora in Italia, sulla base del tempo che ti serve per mettere insieme il capitale. Se sei all'estero e non hai ancora un lavoro non sprecare denaro, gli sfizi te li toglierai appena inizierai a guadagnare. Se non hai una base economica decente rimanda la partenza. Rischieresti di restare troppo poco tempo, e il tempo è ciò che ti serve per avere successo.



Quinto: i tempi duri. E daglie. Inizio a starti antipatico, vero? Ma lo faccio per il tuo bene, per prepararti a quel che ti aspetta. Ne ho vista di gente arrivare qui con la voglia di spaccare il mondo e tornarsene a casa davanti alla prima difficoltà, non voglio che succeda anche a te. Quindi, spalle larghe e preparati a sopportare il clima freddo dei paesi del nord Europa (sì, è lì che di solito c'è il lavoro), preparati a dormire poco e mangiare male, a contarti gli spiccioli per non restare in bolletta, a camminare fino a consumarti le suole. Preparati all'inevitabile solitudine dei primi tempi e alle telefonate con tua madre che ti faranno star male, alle noie burocratiche e alle porte sbattute in faccia, alle giornate in cui non sei riuscito a muoverti di un passo e ti sembra di non avere nessuna chance. Devi essere forte, perché questa non è una vacanza. Se sei fortunato avrai una ragazza che è partita con te e vi dividerete il peso di questi giorni, oppure un amico che è già lì e ti aiuterà ad ambientarti. Ma se vai da solo non avrai che te stesso, ed è su te stesso che dovrai contare. Ce la farai, non è una cosa impossibile, ce la fanno in tanti. E poi, lo sai cosa viene dopo i tempi duri? I tempi migliori. Quindi preparati a lottare, ma resta positivo. Sorridere delle piccole avversità che ti capiteranno ti aiuterà ad avere uno sguardo diverso nei confronti di tante cose.



Sesto: la lingua. A Londra, se lavori nella ristorazione, non avrai bisogno di essere fluente nella lingua d'Albione. In Irlanda le compagnie come quella per cui lavoro ti fanno passare attraverso vari test e colloqui telefonici in inglese prima di chiamarti per l'interview faccia a faccia. In Germania si parla perlopiù tedesco, sappilo. Pare che in Francia parlino il francese e in Spagna lo spagnolo. Non pensare di potertela cavare ovunque tu vada con quattro parole stentate in inglese, non è vero. La conoscenza della lingua sarà fondamentale per la tua riuscita, a meno che tu non cerchi un lavoro dove ti comandano a gesti. Se sai di non essere fluente prima di partire considera la possibilità di frequentare  un bel corso di lingua straniera, sono soldi spesi benissimo e ti darà molte più chance di successo, la gente nei paesi esteri si aspetta che se tu sei lì parli la loro lingua. Anche nei rapporti sociali vale lo stesso. Non ti illuderai che le ragazze si innamorino della tua bella faccia, spero. Ci devi parlare, o sarai sempre tagliato fuori. Costruisciti una base linguistica, poi la migliorerai stando lì. Se parli male anche l'italiano resta a casa e iscriviti a una scuola serale.



Settimo: il curriculum e i colloqui. Manderai tonnellate di curriculum e passerai i primi tempi a fare colloqui. Questa è già una buona cosa, perché all'estero almeno ti chiamano per le job interview. Fatti un esame di coscienza e rifletti su quali skills puoi offrire. Se cerchi un lavoro generico come barista, cameriere o lavapiatti Londra andrà benissimo, se invece hai qualifiche in settori più specifici potrai guardare quale paese richiede figure professionali come la tua e decidere di conseguenza. Prepara un bel curriculum chiaro, conciso e onesto, informati se il paese di destinazione accetta i CV in formato europeo o UK, scrivi una lettera di presentazione in cui parli di te e di quello che credi ti renda adatto per il lavoro. Non sparare cazzate nel curriculum, perché molto spesso controllano le referenze. Studia il tuo CV e imparalo come l'Ave Maria, sii convinto delle esperienze che hai menzionato, non mostrare incertezze quando ti siedi di fronte al tuo potenziale datore di lavoro. Vestiti bene quando fai il colloquio, con la cravatta, sorridi, mostrati entusiasta e fai capire che sei lì perché il lavoro lo vuoi, non tanto per provare. Informati sul posto di lavoro e sulla compagnia che lo offre e mostra di conoscerli, discuti, fai domande, rilancia il discorso. Non è un'interrogazione a scuola, è un dialogo e vogliono vedere che sei intraprendente. All'inizio avrai paura, ma dopo un paio di colloqui sarai okay. Il primo rifiuto non deve buttarti giù, è normalissimo, ma con costanza e un po' di fortuna riuscirai, te lo assicuro. Ti incollo qui qualcosa che potrà servirti.


 Modelli di CV Europeo di vari paesi


Ottavo: la casa. Dovrai vivere da qualche parte, lo sai vero? E lo sai che non ci sarà la mammina a portarti il lattuccio in camera e a cucinarti la pasta al forno, i panni non si laveranno da soli e i pavimenti non si puliranno per magia. Condividerai la casa con altre persone, e il più delle volte odierai questa cosa. Bagno in comune, cucina in comune, regole da rispettare, spazzatura da portar fuori: sono tutti cazzi tuoi, non si scappa. O così o niente, ragazzo, perché dubito che tu possa pagare ottocento o mille euro al mese per un appartamento singolo. Ti toccherà cercarti una casa, e in quest'ambito troverai quasi più concorrenza che nel lavoro, ovunque tu vada, perché ormai emigrano tutti e la domanda di alloggi è così alta che i proprietari possono permettersi di scegliere a chi affittare. Il consiglio è quello di spulciare più volte al giorno i siti di annunci di affitti e prendere più appuntamenti possibile, portarti dietro il denaro cash e bloccare la stanza nel caso ti piaccia. Tieni presente che il primo mese dovrai pagare doppio: un mese di affitto anticipato e un altro mese di caparra, quindi torniamo al discorso del budget. Non prenotare e non dar soldi a nessuno mentre sei ancora in Italia, ci sono truffe famosissime a riguardo. La casa la devi vedere con i tuoi occhi e la persona che te la affitta deve ispirarti fiducia. Da come vivrai in questa casa dipenderà l'ottanta percento della tranquillità della tua vita all'estero, dunque scegli bene. Cerca di trovare una zona non troppo costosa ma ben collegata al centro, cerca di capire con che gente andrai a vivere, informati sulla durata del contratto, sulle spese aggiuntive (internet, luce, riscaldamento ecc.), e fa' la scelta che ti sembra migliore. Se non trovi subito ciò che ti sembra fare al caso tuo arrangiati. Io ho dormito per quasi un mese su divani e in stanze di altre persone, ospitato dal buon cuore di gente che ho conosciuto qui. L'ostello è caro, non vuoi starci per più di una settimana.



Bene, ti sembra difficile, vero? Scommetto che ti è già passata la voglia. Vivere all'estero non è una favola, e prima di costruirsi una quotidianità decente passerà del tempo. Ma quando ce l'avrai fatta credimi, non vorrai più tornare indietro. Amerai la tua indipendenza e conoscerai tanta gente, imparerai a venir fuori da qualsiasi situazione e crescerai tanto, guadagnerai più soldi e potrai fare cose cui prima nemmeno ti permettevi di pensare, migliorerai come persona, sarai più forte e scoprirai culture diverse dalla tua con le quale ti piacerà confrontarti. Ricorda: non sei obbligato ad andare in un altro paese, e se lo fai puoi tornare quando vuoi. Ma se lo fai fallo con la coscienza di vivere un'esperienza che sarà unica, pronto ad affrontare le difficoltà e a godere di ogni singolo momento positivo che la vita ti regalerà, consapevole che questi giorni non torneranno. La tua città sarà sempre lì ad accoglierti, ma intanto stai vedendo il mondo. Se dopo questo articolo ci stai ancora pensando, forse sei sulla strada giusta. Io faccio il tifo per te, perché ti conosco, so cosa vuol dire vedere l'estero come ultima possibilità e quanto sia difficile reinventarsi da zero quando hai davanti un vicolo cieco. Buona fortuna, ragazzo. Fammi sapere come va. Brindo alla tua, e spero che un giorno, ovunque tu vada, possa essere felice.

domenica 21 dicembre 2014

Dieci posti in cui ubriacarsi a Dublino

Rieccoci. Come va? A me non malaccio, grazie. Tra l'ultimo post e questo qui che vi apprestate a leggere ci sono stati un trasloco, una festa d'addio, tanti abbracci con persone che spero di rivedere e il divorzio definitivo tra il mio portatile e il mio Ipod, che hanno deciso di non riconoscersi più a vicenda impedendomi di caricare le mie canzoni. Non erano mai andati molto d'accordo, prima o poi doveva succedere. Le relazioni tra gli aggeggi tecnologici sono misteriose, ma non molto dissimili a quelle umane: il giorno prima va tutto bene, il mattino dopo scopri che qualcosa si è rotto. Secondo me comunque ha ragione il portatile. Quell'Ipod tornava sempre tardi a casa la sera, e per giunta l'ho preso di seconda mano, non è un tipo fedele. Lo aspetta il funerale che riservo a tutti i dispositivi che mi tradiscono, celebrato come da tradizione dalla suola numero 43 della mia Caterpillar. 

Siccome non è che passo tutto il mio tempo a leggere o guardare serie TV oggi parliamo anche un po' di Dublino, la città dove al momento vivo e lavoro. Non delle sue attrazioni turistiche e non della sua grande storia, oggi parliamo di dove ubriacarsi a Dublino. Se venite qui in vacanza o meglio ancora per viverci, dovete bere. Se siete astemi scegliete un'altra meta, questa città non vi accoglierà. Dublino è un posto per chi ama bere, e soprattutto per chi vuole farlo non con l'intento di distruggersi e star male, ma con quello di divertirsi e farsi dei nuovi amici. I rapporti umani e le sbronze vanno di pari passo qui, bere è un'abitudine sociale assolutamente accettata e nulla di tutto quello che succede in città prescinde dall'avere in mano una buona pinta di birra, preferibilmente Guinness. L'irlandese medio beve da 100 a 155 litri di birra all'anno, il che piazza questa nazione con poco più di sei milioni di abitanti nella top 25 dei paesi che consumano più alcol in assoluto. Dieci volte in meno la popolazione dell'Italia, ragazzi, eppure ci surclassano! I nostri nonni e bisnonni, quelli venuti su a bicchieri di vino rosso e quartini di grappa, si vergonerebbero di noi! Si beve troppo poco in Italia, e sì che ce ne sarebbero tutti i motivi. Ecco comunque una stima dei paesi che bevono di più. Sì, in Moldavia sembrano effettivamente avere qualche problemino. 



Una premessa, amici: io posso avere lacune in letteratura, i miei gusti musicali faranno pena, non capirò nulla di cinema, ma quando si parla di introdurre sostanze alcoliche nell'organismo vi potete fidare, parlo con cognizione di causa. Io entro in pub di quartiere in cui sono l'unico straniero con la disinvoltura con cui voi entrate nella cucina di casa vostra, mi siedo e divento amico di tutti. Perché so bere, mi viene naturale, c'ho lo spirito giusto. Posseggo anche un certo stile nell'appoggiare i gomiti al bancone, una grazia tutta mia nel posare il sottobicchiere sulla pinta quando vado a fumare, pure una bella faccia da cazzo se vogliamo proprio essere sinceri. Il complimento più bello me lo ha fatto il gestore di un pub irlandese a Londra, l'anno scorso: “this son of a bitch drinks like an irishman!” Solo venendo qui a Dublino ho capito cosa intendeva.

Quindi, compagni, se avete in programma di visitare Dublino e volete avere un good time alcolico, fidatevi di me: visitate questi posti che sto per elencare, non ve ne pentirete. Ma visitateli con l'animo della scoperta, non con quello del turista che guarda tutto attraverso l'obbiettivo della sua videocamera e alla fine torna a casa con tante foto e poche esperienze. Vivete la città. Poche meritano di essere scoperte come Dublino, e poche vi regaleranno così tanto.
  
Matt Weldon's: non posso non iniziare dal pub dove mi sono recato tutte le sere negli ultimi sette mesi e dove ho conosciuto Ray. Situato nella pericolosissima Ballymun, una delle zone più malfamate di Dublino, il Matt Weldon's è un pub per over 50, gente del quartiere simpaticissima e socievole. Il venerdì sera c'è il karaoke e il sabato qualche sgangherato e musicista in là con gli anni che suona con le basi registrate e una chitarra scordata. Non è un pub del centro, e si vede, ma è un vero pub irlandese ed è uno dei migliori se volete gustare quell'atmosfera che Joyce descrive tanto bene in “Dubliners”. Qui potete trovare, oltre al vecchio Ray sempre pronto a invitarvi al suo tavolo, dei personaggi caratteristici e assolutamente imperdibili: un barista di quarantacinque anni totalmente pazzo che ad Halloween ha servito da bere vestito da donna (con tanto di parrucca e parlando in falsetto per cinque ore), un cantante lirico soprannominato “Pavarotti” che quando si ubriaca tiene concerti tra i tavoli e Mr. Matt Weldon in persona, che per cavargli due parole di bocca devi usare l'uncino e che in sette lunghi mesi mi ha rivolto solo due frasi: “Abbassa la suoneria del cellulare” e “Se un giorno avrai bisogno di un lavoro vieni a chiederlo a me”. Un posto che mi è rimasto nel cuore. Respect. 

Dicey's Garden: cambiamo del tutto registro. Il Dicey's è uno dei più famosi club di Dublino, un posto per studenti stranieri e giovinastri festaioli, frequentato all'ottanta percento da gente che ha meno di trent'anni. Situato alla fine di Grafton Street, il Dicey's è un carnaio in cui risuona musica commerciale e si balla gli uni addosso agli altri, versandosi birra addosso e cercando di pomiciare con qualsiasi cosa abbia una gonna e un paio di tacchi a spillo e sia abbastanza sobria da non vomitarvi in bocca. Al Dicey's beccherete una donna se siete minimamente passabili. Al Dicey's qualsiasi pinta costa due euro il martedì e il giovedì. Al Dicey's, tempo addietro, il mio ex-coinquilino mi rivelò il segreto più recondito per avere successo con le ragazze: “Resta sobrio, lasciale bere e aspetta che abbassino i loro standard.” A buon rendere, A Man. La mia autostima ti sarà per sempre riconoscente. 

Gypsy Rose: sulla riva del Liffey, dal lato Temple Bar, sorge questo ritrovo per metalheads, rockettari e altri alternativi. Al bar principale ci sono musicisti tutte le sere, mentre nel piano interrato suona sempre qualche band e dopo la mezzanotte nel weekend c'è la discoteca metal con il dj che mette su i Metallica, i System of a Down, Rob Zombie, Danzig, i Pantera, i Rage Against the Machine e tanto altro. Ballando là sotto si possono fare conoscenze interessanti, non è raro beccare una squinzia in vena di fare due salti. C'è anche una bella smoking area perfetta per socializzare, ma soprattutto ci sono le bariste più fighe di Dublino, tatuate e poco vestite, e se siete fortunati vi disegneranno un bel cuore nella schiuma della Guinness. Occhio a come le approcciate però, perché uno dei buttafuori era negli Hell's Angels e anche gli altri non scherzano. Il sottoscritto è di casa e mi vogliono bene. Se però ci andate e vi ritrovate nei guai, io a voi non vi conosco. 

The Porterhouse in Temple Bar: di pub Porterhouse ce ne sono vari a Dublino, ma quello a Temple Bar è mostruoso. Tre piani, diversi bar, un'area per la musica live e un sacco di tavoli. Al Porterhouse si mangiano hamburger e si bevono craft beers, quindi no Guinness. La scelta è davvero vasta e alcune di queste birre hanno un gusto davvero particolare, consiglio di provarle se non altro perché se non lo fate qui non ne avrete più l'occasione.

Fibbers: il Fibbers è un altro pub rock molto in voga, anche qui suonano molte band. Si trova in Parnell Street ed è un posto perfetto per qualche partita di biliardo o per le gare con quel gioco dove tiri una sberla al sacco di cuoio e guardi il punteggio. La gente qui va fuori di testa per questa storia dei pugni e dei punteggi, ho visto veri e propri tornei e a volte ho partecipato, con risultati tutto sommato accettabili. Al Fibbers la percentuale di donne è scarsina rispetto al Gypsy Rose. Più che altro la gente sta in piccoli gruppetti ai tavoli e si fa i fatti suoi.   

The Auld Dubliner: nel cuore di temple bar c'è il The Auld Dubliner, impossibile da mancare per via delle pareti esterne rosse. Qui i turisti si mischiano agli irlandesi e c'è ressa tutti i giorni della settimana a qualsiasi ora, i musicisti si alternano suonando dal vivo pezzi easy-listening e si balla tutta la notte. L'atmosfera è allegra e la festa coinvolge tutti, impossibile non farsi tirare in mezzo. Donne a pacchi, di tutte le risme: dalle studentesse alle turiste in cerca di avventura, dalle giovani irlandesi con acconciature psichedeliche alle signore di mezz'età decise a non mollare il colpo davanti all'incedere delle nuove generazioni. Grande pub, davvero. Ma se non vi piace il casino lo troverete troppo chiassoso.   

The Oliver St. John Gogarty: di fronte al The Auld Dubliner c'è il St. John, che come colore principale ha il verde. Qui l'atmosfera è un po' più tranquilla, ma tutt'altro che noiosa. I turisti ci sono, e anche i locals, e in più la musica è quella tradizionale irlandese, con musicisti davvero fenomenali. Una Guinness costa sei euro, il prezzo più alto che abbia mai trovato a Dublino, quindi occhio al budget. Bel posto, comunque, consigliato.    

The Ha' Penny Bridge Inn: un gioiellino sulla riva del fiume, lato Temple bar. Qui dentro ci si va per rilassarsi, qui non si urla, non si strepita, qui c'è un'etichetta da rispettare. Qui c'è gente che sa bere. Al piano di sopra c'è musica tradizionale irlandese ed è qui che ho ascoltato per la prima volta “Black is the colour”, ricordo di aver fermato il musicista quasi prima della fine del pezzo e avergli urlato in faccia chiedendogli qual era il titolo della canzone. Non conoscete “Black is the colour?” Preparatevi a piangere.  




The Mazz: al The Mazz in Temple bar c'è bagarre al sabato sera. Brutta acustica per i concerti ma un sacco di gente bendisposta alla socialità, occhio a qualche fattone di troppo che gira nel posto. Locale troppo piccolo per il quantitativo di gente che richiama, classico posto per gente in vena di divertirsi e tirare tardi. Fauna femminile in gran parte proveniente dal Sud America, se sapete ballare andate più o meno sul sicuro. 

The Czech Inn: il night club con la peggiore reputazione di Temple Bar, a mio parere immeritata. Il Czech Inn è un posto frequentato da molte persone dell'est che vanno lì per divertirsi e non rompono le balle a nessuno, c'è anche gente di altre nazionalità e la musica è ovviamente quel tunz-tunz che ci piace tanto. Qui le donne praticamente vi saltano in braccio, però l'atmosfera è fin troppo promiscua e dopo un po' a me personalmente dà noia. Al piano di sopra si può giocare a calcio balilla, un passatempo molto in voga qui. Una notte ci ho giocato con il campione europeo, giuro. Ha giocato da solo contro me e un mio amico e ci ha distrutti. 

Siamo alla fine anche per questa puntata. Se passate da Dublino non mancate questi pub ragazzi, sono sicuro che mi ringrazierete. E non dimenticate di chiamarmi, sono sempre pronto a farmi offrire da bere e quando bevo gratis sono più di compagnia. La prossima volta parleremo della letteratura weird ai giorni nostri. Vi lascio con un classico augurio irlandese: 

May your glass be ever full
May the roof over your head be always strong
And may you be in heaven 
Half an hour before the devil knows you're dead.